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INTRODUZIONE.
     

Nel corso del Duecento le ambizioni religiose, politiche ed economiche
emerse  nei  secoli precedenti si accentuarono, giungendo,  in  alcuni
casi, al loro massimo compimento.
     
     La  Chiesa,  ripercorrendo  la strada  gi  tentata  da  Gregorio
settimo  e  a  suo  tempo contestata duramente dall'imperatore  Enrico
quarto,  cerc  di imporre la propria supremazia sul mondo  cristiano.
Grazie  ad  Innocenzo  terzo, papa nei primi  anni  del  secolo,  essa
contenne le aspirazioni egemoniche imperiali, e sottopose molti  regni
europei ad una sorta di vassallaggio. Contemporaneamente represse  con
la  forza  e con la diplomazia le tendenze centrifughe scatenatesi  al
suo  interno  dalla  diffusione delle eresie.  Mentre  combatteva  con
l'arma della crociata i pi organizzati gruppi ereticali come ctari e
valdesi,  e con l'Inquisizione le pi disparate e personali  posizioni
dottrinarie  divergenti  dall'ortodossia,  la  Chiesa  accettava,  con
l'istituzione  degli ordini mendicanti, certi atteggiamenti  radicali,
attenuandoli ed incanalandoli per nell'alveo della sua tradizione.
     
     Alla  morte  di Innocenzo terzo, la casata di Svevia riprese  con
Federico  secondo  la  sua offensiva contro  il  papato  ed  i  comuni
dell'Italia centro-settentrionale. Facendo perno sul regno di Sicilia,
che  egli  aveva reso forte ed accentrato, Federico secondo intraprese
una  ostinata lotta - proseguita dal figlio naturale Manfredi - contro
la  supremazia  papale. Questi per, combattuto da Carlo  d'Angi,  un
potente  feudatario francese cui il papa aveva concesso  il  regno  di
Sicilia,  venne  sconfitto ed ucciso sul campo di battaglia.  L'ultimo
erede  svevo, il giovane Corradino, tent di continuare la  lotta,  ma
venne  catturato e giustiziato: i francesi Angioini subentrarono  cos
nel dominio del regno di Sicilia.
     
     I  comuni  italiani parteciparono attivamente  allo  scontro  fra
papato  ed  impero,  schierandosi da  una  parte  -  la  guelfa  -,  o
dall'altra  -  la  ghibellina -. Gradualmente le due  parti  in  causa
iniziarono a rappresentare le opposte fazioni che, a livello cittadino
o nella lotta fra comuni, si combattevano per la supremazia politica e
commerciale. I conflitti che ne sorsero, ammantati dei vessilli guelfi
e ghibellini, determinarono un progressivo mutamento negli ordinamenti
di  governo.  Nacque  la figura di un magistrato  esterno  alla  lotta
politica,  il  "podest",  deputato  a  far  cessare  gli  episodi  di
intolleranza e di violenza che si verificavano sempre pi spesso nelle
citt,  al quale si affianc poi il "capitano del popolo", espressione
dei  ceti  mercantili  in  ascesa; infine, l'esigenza  di  un  governo
stabile  prevalse  e nacque la "signoria", che si afferm  soprattutto
nell'Italia centro-settentrionale.
     
     Nel  resto  d'Europa alcune monarchie erano riuscite a mantenere,
o  a  rafforzare,  la  propria  egemonia  sul  mondo  feudale  che  le
circondava.  I  Capetingi  conquistarono  in  Francia  vasti   domini,
annettendo  le  regioni meridionali, ed attirando su  di  s  notevoli
consensi, specialmente dopo la fondamentale vittoria su forze  feudali
ed  eserciti  stranieri  nella battaglia di Bouvines.  I  Plantageneti
inglesi,  nonostante le concessioni fatte a feudatari e ceti borghesi,
contenute  nella nuova costituzione della Magna Charta,  riuscirono  a
mantenere  saldo  il  potere statale. Intanto la  dinastia  aragonese,
mentre  era  impegnata con gli altri regni spagnoli nella  reconquista
dei territori
     
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     restati  in  mano  agli arabi, si allargava nel Mediterraneo,  e,
approfittando  di  una rivolta della Sicilia contro gli  Angioini,  si
annetteva  l'isola, ponendo le basi per una successiva  espansione  in
Italia.
     
     Fuori  dell'Europa  intanto  emergeva prepotentemente  un  grande
pericolo:  le aggressive trib nomadi dei mongoli, riunificate  da  un
grande  condottiero  come Gengis Khan, conquistavano  progressivamente
l'intera Asia centrale, realizzando un impero che andava dal  mar  del
Giappone al mar Nero. A nulla valsero i tentativi fatti dal papa e dai
monarchi  europei,  preoccupati dalla loro  minacciosa  avanzata,  per
convertire  i mongoli al Cristianesimo, e spingerli quindi contro  gli
islamici.  Furono i mercanti, una volta scomparso il pericolo  di  una
conquista  militare mongola, ad avvantaggiarsi del vasto  dominio  che
essi  avevano  creato,  in  cui  finalmente  il  monopolio  delle  vie
commerciali era stato sottratto ai musulmani.
     
     L'economia  medievale raggiunse in questo secolo la  sua  massima
espansione.  L'aumentata  produzione agricola,  resa  possibile  dalla
diffusione   delle  innovazioni  tecniche  introdotte  in  precedenza,
ridusse  drasticamente l'incidenza delle grandi carestie. L'espansione
demografica  tocc  l'apice, determinando  un  ulteriore  allargamento
delle   citt:  Milano,  Firenze,  Venezia,  Parigi,  Bruges  e   Gand
arrivarono ai centomila abitanti.
     
     Dalle  aree  urbane, concentrate soprattutto nell'Italia  centro-
settentrionale  e  nell'Europa nord-occidentale, si  snodavano  i  pi
importanti  itinerari mercantili: un vasto reticolo di vie  terrestri,
marittime e fluviali consentiva lo scambio di prodotti provenienti  da
varie regioni europee ed asiatiche.
     
     Anche   la   circolazione  monetaria  assecond   questa   grande
espansione commerciale, avvalendosi delle nuove monete d'oro coniate a
Genova,  Firenze e Venezia. Il diffondersi del credito e della pratica
dell'usura,  mascherata con tecniche bancarie, stimol sia  in  ambito
laico che ecclesiastico ampi dibattiti sulla liceit del prestito.
